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Scopriamo l’Abbazia di Farfa

Nel tour alla Abbazia di Farfa visitiamo uno dei monumenti più importanti del Medio Evo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo fulgore, una vastissima area dell’Italia Centrale. L’origine dell’Abbazia è ancora incerta, anche se i più recenti scavi archeologici hanno appurato sotto l’attuale Badia l’esistenza di un vasto insieme di età romana.

Iste est quem tibi promiseram locus
“Questo è il luogo che ti avevo promesso” Con queste parole la Madonna si rivolgeva a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il luogo dove erano le rovine dell’Abbazia distrutta, ricostruita poi dal santo: è il luogo dell’attuale monastero.

Farfa era un’Abbazia Imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma molto vicina alla S. Sede. In pochi decenni diveniva uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell’Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio, visitò l’Abbazia e vi sostò. Per comprendere l’importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell’impero carolingio. Sempre a questo periodo risale l’ampliamento massimo del monastero.

La decadenza dell’Impero carolingio e la penetrazione dei Saraceni furono fatali all’Abbazia. Sette anni resistette con le sue milizie e, alla fine, monaci e tesoro divisi in tre parti, abbandonarono Farfa. Per l’Abbazia fu la fine, presa e incendiata. L’ultima ripresa di Farfa si ebbe con il contemporaneo rilancio imperiale ad opera della dinastia degli Ottoni. Nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny e Farfa assume nuovamente i caratteri di Abbazia imperiale e nella lotta per le investiture si schiera contro i Papi e a favore di Enrico. Vastissimo i possedimenti farfensi di questo periodo.

La definitiva decadenza inizierà, però di lì a poco con il Concordato di Worms (1122) che segnerà, infatti, il passaggio del monastero all’autorità pontificia. Si sancì ufficialmente così la totale sudditanza. Una fiammata filoimperiale si ebbe nel 1155 al passaggio di Federico Barbarossa ma la decadenza economica e la crisi monastica aggravarono in modo irreparabile la vita dell’Abbazia e alla metà del XIV secolo si arrivò all’interdizione e alla scomunica dell’Abbate per il mancato pagamento delle decime alla Camera Apostolica

Carbone Tomacelli, cardinal nipote di Bonifacio IX, all’inizio del XV secolo fu il primo Abbate Commendatario e avviò il passaggio ad una nuova era. Gli Orsini nella seconda metà del XV secolo costruirono l’attuale chiesa che fu consacrata nelle 1496; i Barberini riordinarono e ampliarono il borgo, in larga parte utilizzato per le due grandi fiere del 25 Marzo e dell’8 Settembre, ricorrenze dell’Annunciazione e della Vergine alla quale è dedicata l’Abbazia. Nel 1798 Farfa subì il saccheggio dei Francesi e nel 1861 la confisca da parte dello Stato italiano. Dal 1921 l’Abbazia appartiene alla comunità benedettina di S. Paolo Fuori le Mura.

Ma ora entriamo e notiamo nelle mura della chiesa frammenti di sarcofaghi paleocristiani. L’interno della basilica è a tre navate divise da due filari di eleganti colonne joniche. Affreschi del XVI e XVII secolo rappresentanti Storie della Vergine, Santi e Storie bibliche decorano l’abside e le navate minori. Presso la porta della Basilica, nel transetto e nell’abside sono tornati alla luce interessanti resti: un altare di epoca Carolingia e un tratto di parete affrescata con un’immagine di abbate (il cosiddetto Arcosollo di Altperto).

Nel transetto è visibile, in parte, il pavimento originario della I metà del IX secolo. Da visitare sono anche la cripta a forma semianulare dei secc. VII – VIII, con, nell’atrio, un bellissimo sarcofago romano (fine II sec. d. C.) raffigurante una scena di battaglia fra Romani e Barbari, e la torre Campanaria (secc. IX – XIII).

Da non perdere il Chiostrino Longobardo (con una bifora romanica del XIII sec.). e il Chiostro Grande risalente alla seconda metà del XVII secolo, dove sono raccolte sculture ed epigrafi romane. Non possiamo lasciare questo luogo benedettino senza ricordare l’antica biblioteca e il suo prestigioso Scriptorium.

Usciti dall’Abbazia di Farfa, è impossibile non visitare il villaggetto con case a schiera di uguale altezza. Un tempo queste casette, durante le grandi fiere di Aprile e Settembre, venivano affittate dai monaci ai commercianti più facoltosi che ivi convenivano. Con una storia cosi prestigiosa, al centro di eventi storici nella disputa tra impero e papato Farfa acquisì il privilegio di una autonomia da ogni potere civile o religioso: di qui il suo splendore e la sua ricchezza giunti fino a noi in un fulgore di fascino e bellezza.

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A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci

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