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La meraviglia dei Giardini di Ninfa

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A pochi km dalla città di Norma, l’antica Norba con le possenti mura megalitiche, si apre l’incantevole scenario dei Giardini di Ninfa.

«Ecco Ninfa, ecco le favolose rovine di una città che con le sue mura, torri, chiese, conventi e abitati giace mezzo sommersa nella palude, sepolta sotto l’edera foltissima. In verità questa località è più graziosa della stessa Pompei, le cui case s’innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche.»
Così Ferdinand Gregorovius descriveva i giardini nel suo Passeggiate romane.

Il nome Ninfa deriva da un tempio di età romana presente su un isolotto del piccolo lago e dedicato alla divinità delle acque sorgive. Nel VIII secolo entrò a far parte dell’amministrazione pontificia ed ebbe un importante ruolo per la presenza della Via Pedemontana che permetteva di recarsi al sud evitando la Via Appia impaludata frequentemente.

Dall’XI secolo Ninfa assunse il ruolo di città e governata da varie famiglie nobiliari sotto i quali la città fiorì sia economicamente che politicamente. Papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) acquistò Ninfa segnando l’inizio della presenza della famiglia nel territorio pontino e lepino.
Nel 1382 fu saccheggiata e distrutta a seguito degli sconvolgimenti dovuti al Grande Scisma religioso e non più ricostruita, anche a causa della malaria che infestava le vicine paludi, i pochi abitanti rimasti se ne andarono lasciandosi alle spalle i resti di una città fantasma; gli stessi Caetani si spostarono a Roma e altrove.

Nel XVI secolo il cardinale Nicolò III Caetani, amante della botanica, volle creare a Ninfa un “giardino delle delizie“ che fece costruire all’architetto Francesco Capriani. Nel secolo successivo anche il Duca Francesco IV si occupò dell’hortus conclusus, ma solo alla fine dell’Ottocento i Caetani ritornarono sui possedimenti un tempo abbandonati.

Ada Bootle Wilbraham, inglese e moglie di Onoraro Caetani, con due dei suoi sei figli, Gelasio e Roffredo, si occupò di Ninfa creandovi un giardino in stile anglosassone. Bonificarono le paludi, estirparono le piante infestanti che ricoprivano i ruderi, piantarono i primi cipressi, lecci, faggi, oggi maestosi, molte rose e restaurarono alcune rovine, fra cui il palazzo baronale (municipio), che divenne prima casa di campagna della famiglia e oggi sede di alcuni uffici della Fondazione Roffredo Caetani.
Marguerite Chapin, moglie di Roffredo Caetani, e poi sua figlia Leila, ultima erede “giardiniera”, introdussero nuove specie di arbusti e rose, ma soprattutto, negli anni Trenta del Novecento aprì le porte al circolo di letterati ed artisti legato alle riviste letterarie da lei fondate, e fu di ispirazione tra gli altri per Virginia Wolf, Moravia, Truman Capote, Ungaretti. Lo stormir di fronde e il canto degli uccelli affascinarono Diana Spencer e il Principe Carlo come anche i Reali del Belgio.
Il giardino fu immaginato come un grande quadro, accostando colori e assecondando il naturale sviluppo delle piante in modo armonico e senza forzature tanto che in New York Times lo classificò tra i più bei giardini del mondo.
Nel 1972 è stata istituita la Fondazione Roffredo Caetani.al fine di preservare la memoria del Casato Caetani e di tutelare i giardini.

Le fioriture primaverili sono meravigliose ed è incantevole passeggiare tra oltre un migliaio di “rappresentanti” della flora terrestre, tra ciliegi e meli ornamentali, magnolie decidue, noce americano, pino messicano e acacia sudamericana, pino dell’Himalaya, yucca, banano, casuarina tenuissima australiana, prunus, betulle, iris palustri, albero della nebbia, con delle infiorescenze a piumino rosa, simili a zucchero filato ed un cedro sul cui tronco è poggiata una tillandsia, pianta senza radici che ricava il nutrimento dall’umidità dell’aria, una sensazionale varietà di aceri giapponesi e come non nominare i numerosi splendidi roseti.

Dal 1976, su un’area di circa 1.800 ettari intorno al giardino, è nata un’oasi del WWF per la protezione della fauna nel comprensorio: è stato realizzato un impianto boschivo ed un sistema di aree umide per agevolare la sosta e la nidificazione dell’avifauna ed allo stesso tempo si è cercato di ricreare, su un’area di quindici ettari, la vegetazione tipica della zona, quella prettamente paludosa, già esistente fino agli anni trenta, prima della bonifica pontina. L’area è sulla traiettoria di una delle principali rotte migratorie percorse da uccelli che, provenienti dal nord Africa, si trasferiscono in varie aree dell’Europa. Dopo la creazione dell’oasi, nella zona si sono registrati arrivi di germani reali, alzavole, aironi, canapiglie, pavoncelle e varie specie di rapaci.

I Giardini di Ninfa sono stati dichiarati Monumento Naturale dalla Regione Lazio.

A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci

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