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Nella pace del Cimitero Acattolico

“Una mescolanza di lacrime e sorrisi, di pietre e di fiori, di cipressi” 
                                                                                                  (Henry James)
 

Vietando la Chiesa Cattolica la sepoltura in terra consacrata per i non cattolici – tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi – nonché i suicidi e gli attori (questi, dopo morte, erano “espulsi” dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura o al loro margine estremo) le inumazioni avvenivano di notte per preservare l’incolumità di coloro che partecipavano ai riti funebri.

Eccezione fu fatta per Sir Walter Synod, che nel 1821 riuscì a seppellire la figlia in pieno giorno e, per farsi tutelare da incursioni di fanatici, si fece accompagnare da un drappello di guardie.
Un cimitero per attori, ad esempio, era fuori Porta Pinciana, dove è adesso via del Muro Torto. Il cimitero degli ebrei invece sull’Aventino di fronte al circo Massimo: ove è ora il roseto comunale.

Nel XVIII secolo e nel XIX secolo l’area del cimitero era chiamata I prati del popolo romano”, un’area di pubblica, dove si pascolava il bestiame, si conservava il vino nelle grotte del Monte dei Cocci e dove i romani andavano a svagarsi. Tutto sotto lo sguardo della Piramide di Caio Cestio uno dei monumenti più visitati di Roma. Gli stessi acattolici scelsero questo luogo per le sepolture con il permesso del Sant’Uffizio che nel 1671 permise ai “Signori non cattolici” di trovare sepoltura altrove il cimitero del Muro Torto che rimase riservato a prostitute e peccatori. La prima sepoltura di un protestante sembra essere quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, dal nome di William Arthur, che morì a Roma per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia.
Poi altre tumulazioni. Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d’Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando a un uso comune. Infatti nel tempo l’area aveva acquisito nel tempo la qualifica di “cimitero degli inglesi”.

Nel 1803 fu qui sepolto uno dei figli di Guglielmo von Humboldt, un ministro di Prussia presso la Santa Sede, che aveva chiesto un appezzamento di terreno per seppellire sé stesso e i suoi familiari. Questo terreno, che anticamente era delimitato, si trova ora all’interno dell’area cimiteriale e sono rimasti alcuni pilastri della recinzione. Successivamente vi trovò sepoltura anche la moglie.

All’inizio del XIX secolo nell’area cimiteriale sorgevano solo degli agrifogli, e non vi erano altri ripari per le tombe sparse nella campagna, ove pascolavano le greggi. I cipressi che adornano il cimitero sono stati impiantati successivamente. Dal 2011 la custodia e la gestione del cimitero è affidata alle rappresentanze straniere in Italia.

I grandi, cipressi, il prato verde che circonda parte delle tombe, la bianca piramide che svetta dietro la recinzione di mura romane, insieme ai gatti che prendono il sole e passeggiano indisturbati tra le lapidi redatte in tutte le lingue del mondo, conferiscono a questo piccolo cimitero uno stile inimitabile. Si è sorpresi, passeggiando per i suoi viali, dalla magica amosfera che vi regna, dal suo fascino così particolare, dal senso di quiete e serenità che inducono a pensare che l’ultimo sonno qui sia meno duro.

Il Cimitero acattolico di Roma è destinato all’estremo riposo dei non-cattolici, senza distinzione di nazionalità e come d’uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, sono assenti fotografie sulle lapidi. Oltre al significativo numero di tombe protestanti e ortodosse orientali, vi si possono trovare tombe appartenenti ad altre religioni quali l’Islam, lo Zoroastrismo, il Buddismo e il Confucianesimo. Le iscrizioni sono in più di quindici diverse lingue – lituano, bulgaro, ceco-slavo, giapponese, russo, greco e avestico, e spesso incise con i tratti della propria scrittura.

Molti sono gli artisti e personaaggi illustriche qui riposano: notissimi i nomi dei poeti John Keats e Percy Bysshe Shelley, le cui tombe sono mèta di pellegrinaggio per tanti inglesi, i politici Antonio Gramsci, Emilio Lussu lo scrittore e poeta Dario Bellezza, la poetessa Amelia Rosselli, gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Luce d’Eramo, la stilista Simonetta Colonna di Cesarò e pochi altri. Il 18 luglio 2019 il cimitero accolse le spoglie di Andrea Camilleri, nel 2020 quelle di Gigi Proietti.

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A cura de il NETWORK | foto Ezio Bocci

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