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La Pupazza frascatana “giramondo”, un biscotto tra storia e leggenda

C’è chi dice che sia una trovata goliardica degli anni ’60 e chi addirittura la fa risalire ad epoche antiche (gli stessi giocherelloni?). Partiamo allora dalle certezze. La bambola sotto forma di biscotto rappresenta una giovane balia con tre seni: due per il latte e uno, centrale, per il vino. Questa formosa e generosa ragazza allatterebbe così i piccoli delle donne frascatane impegnate nel lavoro dei campi. Dove per “campi” a Frascati e dintorni si intendono soprattutto le vigne. La bontà del vino tranquillizzerebbe i piccoli con buona pace di balia e mamme lavoratrici. In alcune versioni della leggenda sono le stesse mamme lavoratrici ad avere il terzo seno per portare i figli con sé anche sul lavoro. Quindi il vino, prodotto caratteristico della zona, come nutrimento delle famiglie sia economico sia alimentare. Parentesi; ci raccomandiamo di non dare vino ai bambini, per carità, questo è solo il racconto di una forte tradizione dei Castelli Romani. Talmente sentita e ben radicata che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali l’ha inserita nel PAT, l’elenco di Prodotti Agroalimentari Italiani che valorizza i prodotti tradizionali locali.

Il simpatico souvenir di una gita ai castelli valica le frontiere

Abbiamo detto che la più frequente rappresentazione della Pupazza frascatana è quella del biscotto. Biscotto, incartato nel cellophane trasparente, per mostrarla in tutta la sua bellezza, e di dimensioni intorno ai 20-30 cm. Troviamo vari tipi di questi biscotti nei negozi alimentari di Frascati e dintorni. Così come presso gli artigiani del luogo possono trovarsi piccoli gioielli, ceramiche e altri supporti dipinti con la giovane allattatrice. Una tradizione, quindi, che aiuta in piccolo anche il turismo e il commercio locale invitando alla scoperta delle piccole realtà commerciali dei Castelli Romani.

Il biscotto di pasta frolla ricorda molto i mostaccioli e i dolci natalizi del Nord Europa a base di farina, miele e spezie. I classici Gingerbread inglesi, i Lebkuchen di Norimberga e i Pepparkakor svedesi; questi ultimi consumati specialmente intorno a Santa Lucia, il 13 dicembre.

Ma la fama della pupazza frascatana ha conquistato il mondo ed ecco infatti un gruppo su Facebook che raccoglie luoghi e situazioni dove il dolce viene donato come simpatico souvenir, arrivando fino al Major di Tallahassee (capitale della Florida) durante una manifestazione dedicata al vino.

La ricetta base e le diverse piacevoli variazioni di gusto

Ingredienti per una Pupazza di circa 20 cm

  • 125 gr di miele, di gusto a piacere (millefiori, acacia, arancio ecc.)
  • 50 ml di olio
  • 1 pizzico di sale
  • Farina 00 q.b.
  • Spezie (tipo zenzero, cannella ecc.) se gradite
  • Chicchi di grano o altre decorazioni per dolci

In un pentolino far sciogliere a fuoco basso miele e olio. Quando l’insieme è ben fluido, raggiunto il bollore, spegnere il fuoco. Aggiungere il pizzico di sale, eventuali spezie e, lentamente, la farina setacciata. Quanta? Ad occhio: l’impasto deve diventare abbastanza duro da essere lavorato a mano e steso. Sapendo però che da tiepido è più morbido di quando lo faremo raffreddare per lavorarlo sulla tavola.

Lavorare l’impasto facendone una palla e farla riposare, coperta e a temperatura ambiente, per circa 10 minuti. Stendere uniformemente l’impasto alto circa mezzo centimetro e intagliare la Pupazza con la punta affilata di un coltello. Decorare la pupazza dando forma ai tre seni, al viso, al vestito ecc. Infornare il biscotto su una teglia con carta da forno e lasciare cuocere a 140/150 gradi, per circa 15/20 minuti o fino a doratura. Appena raffreddati questi biscotti si presentano duri, ma dopo qualche giorno diventano morbidi e possono essere conservati. Magari per la prossima degustazione.

Le Pupazze sono ottime da intingere – “inzuppare” rende di più l’idea – in un buon bicchiere di “cannellino”. Naturalmente Frascati, c’era bisogno di dirlo?

Miss Frascati e Miss Tallahassee sono state realizzate dalla Pasticceria Oreste Molinari di Frascati

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