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Nella Tuscia l’antico borgo di Sutri

Oggi visitiamo l’antico borgo di  Sutri nella Tuscia, uno dei più affascinanti paesi del Lazio.

Adagiata su un massiccio rilievo di tufo Sutri domina l’antica consolare via Cassia ed è un vero e proprio libro di storia. Di origini antichissime risalenti alla Età del Bronzo presenta importanti testimonianze storiche come l’Anfiteatro Romano interamente scavato nel tufo. O come la Necropoli Etrusca con decine di tombe anch’esse scavate nel tufo o anche le Mura Etrusche incorporate nella cinta muraria medievale. Da non perdere poi il Mitreo, trasformato in chiesa dedicata alla Madonna del Parto ed il Duomo di origine romanica.

Un paese dove la storia si intreccia con le leggende a partire dalla sua nascita, da attribuirsi ad un antico popolo di navigatori orientali, i Pelasgi. Oppure altre che narrano della fondazione ad opera di Saturno, che appare a cavallo con tre spighe di grano in mano nello stemma del comune. E ancora, quella di Carlo Magno che dopo aver acquisito il feudo dalle potenti famiglie della regione lo assegnò alla diseredata sorella Berta. La quale in una grotta nelle vicinanze partorì il famoso Orlando (o Rolando), nominato in seguito da Carlo Magno paladino di Francia.

Sutri ebbe un forte sviluppo nel periodo di dominio etrusco, come centro agricolo e commerciale, fino alla conquista romana dopo la caduta di Veio. Successivamente fu baluardo di diverse orde barbariche in viaggio sulla via Cassia verso Roma. In seguito fu coinvolta nelle lotte tra Longobardi e Bizantini, finché, il re dei Longobardi Liutprando offrì la città e le terre circostanti al papa Gregorio II. Dando così inizio al dominio temporale della Chiesa.

Anche Francesco Petrarca ne magnifica le doti

in una deliziosa lettera, nel suo viaggio verso Roma:

«… sta Sutri, sede diletta a Cerere, e antica colonia, secondo che dicono, di Saturno: ove non lungi dalle mura mostrano il campo che narrano fosse il primo in Italia a ricevere la sementa del grano…
Cingono d’ogni parte il paese colline senza numero, né troppo alte, né di malagevole salita e di nessuno impedimento allo spaziar della vista… 
Qui d’acque dolcissime ne’ bassi fondi il mormorio, qui cervi, damme, cavrioli, e tutto il selvaggio gregge de’ boschi errante ne’ colli aperti, e schiera infinita d’augelli…
Taccio de’ buoi, e de’ domestici armenti, e dei doni di Cerere e di Bacco, che alla fatica dell’uomo dolci ed ubertosi rispondono, e dei naturali tesori dei vicini fiumi, dei laghi e del mare, che anch’esso poco è distante.»
              (Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari, lettera XXIII, ca. 1337)

In età feudale fu al centro di scontri tra Guelfi e Ghibellini culminanti nell’incendio che distrusse il borgo. Dando inizio ad un rapido declino demografico ed economico. Dovuto anche al dirottamento delle rotte commerciali verso la Via Cimina, a favore della vicina Ronciglione, preferita dai Farnese.

Gustosa la gastronomia con il fagiolo, prodotto tipico locale per eccellenza, che sempre secondo la leggenda popolare, riuscì ad alleviare i dolori di un attacco di gotta a Carlo Magno.
Durante la sagra ad esso dedicata, è servito in caratteristiche ciotole di terracotta. Da provare anche i ditalini alla militare e i tozzetti alla nocciola.

Un borgo quindi con una storia lunga ed avvincente che ha lasciato nel territorio vaste testimonianze da godere e che ne fanno un luogo unico e incantevole.

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A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci

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