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Il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

Un misterioso dipinto apparso in una piccola grotta

Dopo aver descritto i Simbruini, le montagne di Roma ci addentriamo nel cuore del parco per andare a scoprire il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Uno dei luoghi di culto più importanti e sentiti del Lazio. In un paesaggio incontaminato solcato dal fiume Simbrivio e da piccoli torrenti e minuscole cascate.

Diverse le ipotesi sulle origini del santuario che malgrado le numerose ricerche si perdono sempre nelle leggende popolari tramandate oralmente dai pellegrini. La leggenda di origine popolare più diffusa narra “di un contadino che stava arando un campo sulla cima del colle sovrastante. Questi vide i buoi con l’aratro correre e gettarsi nel burrone sottostante alto 300 m. Accorso disperato alla base del precipizio roccioso vide i buoi inginocchiati davanti ad un misterioso dipinto della Trinità. Apparso dentro una piccola grotta, mentre il pesante aratro era impigliato tra gli arbusti di una sporgenza rocciosa.”

Un’altra ipotesi accreditata attribuisce la fondazione del Santuario a San Domenico di Sora (1031), come riporta una biografia del Santo.

Un tradizionale pellegrinaggio a piedi

Al di là della leggenda l’ipotesi più accreditata sembra essere quella di monaci orientali rifugiati in eremitaggio alla base del Monte Autore, che domina il sito. Ipotesi accreditata anche dall’atteggiamento benedicente alla maniera greca delle “Tre persone” del dipinto.

All’interno della grotta del Santuario della Santissima Trinità sono presenti anche alcune scene evangeliche. I fedeli entrano in religioso silenzio, sostano qualche minuto raccolti in preghiera ed escono dalla porta opposta all’entrata. Camminando all’indietro, in segno di rispetto per le “Tre persone”.

La caratteristica del luogo di culto, posto ai piedi del Monte Autore (a 1337 m.s.l.m.), è la tradizione del pellegrinaggio a piedi. Durante le magiche notti in prossimità della Pentecoste. Dai paesi della Ciociaria ma anche dal versante sublacense e abruzzese decine di cortei si inerpicano per monti e valli. Procedono con in testa lo stendardo del loro paese, finemente decorato e portato da instancabili “vessilliferi”, senza paura per pioggia, sole cocente o stanchezza.

Impressiona la moltitudine di fedeli che affronta lunghe ore di cammino e notti passate all’aperto per non perdere un appuntamento aspettato tutto l’anno.

Il Pianto delle Zitelle

All’inizio del 1700 una laude sacra, “il Pianto delle Zitelle”, inizia ad essere rappresentata sul piazzale del Santuario della Santissima Trinità la mattina della festa delle SS. Trinità. Le “Zitelle”, tutte vestite di bianco e provenienti dal vicino paese di Vallepietra, cantano la laude che invita i pellegrini alla conversione. Oggi il pianto a subito notevoli trasformazioni rispetto alla tradizione ma mantiene sicuramente tutta l’intensa e partecipata emotività religiosa.

Sul piazzale antistante il Santuario fu costruito, negli anni ’60, un altare all’aperto protetto da una grande pensilina a forma di croce greca visibile dalle foto satellitari,

Ai piedi della scalinata, in uscita dal Santuario, si trova la cappella di Sant’Anna, fatta scavare nella viva roccia dai frati, per la venerazione a Sant’Anna che si era andata diffondendo dal XIX secolo. Un piccolo ambiente aperto nel 1886 dove si può sostare al massimo in dieci persone.

Tra ex-voto e souvenir

Con il tempo, visto l’altissimo numero di pellegrini, è stato aperto un museo che raccoglie i tantissimi ex-voto lasciati in segno di “grazia ricevuta”. Insieme a una interessante raccolta di stendardi donati dalle “compagnie” di fedeli in pellegrinaggi. Inoltre un florido commercio di souvenir, piccoli oggetti di culto e specialità gastronomiche si è sviluppato intorno al Santuario della Santissima Trinità. Che però nulla toglie al suo al fascino altamente spirituale.

Con il Blog di Roma e del Lazio, Around Rome vi guida alla scoperta dei territori per il piacere di soddisfare curiosità e mettere la cultura al servizio di persone e imprese.

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A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci
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