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San Paolo fuori le mura, un’antica basilica amata dai fedeli

Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 1980, la Basilica di San Paolo fuori le mura gode dell’extraterritorialità vaticana ed è la seconda chiesa romana più grande dopo San Pietro. Le due più grandi sono quindi dedicate ai santi patroni di Roma che hanno condiviso la tragica sorte del martirio sotto Nerone. E per questo ricordati dalla Chiesa cattolica il 29 giugno. Ma mentre la Basilica di San Pietro ha un carattere più “internazionale”, San Paolo fuori le mura, nell’omonimo rione/quartiere romano, è percepita come più tipicamente “cittadina”.

Sulla tomba di Paolo di Tarso

Sorge su una necropoli del I-IV secolo d.C. dove secondo tradizione fu sepolto il Santo e fu consacrata nel 324 da papa Silvestro I. Ricostruita successivamente nelle dimensioni attuali, venne terminata nel 395 sotto l’imperatore Onorio. La tomba dell’apostolo è posta sotto l’altare maggiore, detto “altare papale”, in un cubo di bronzo di “5 cubi” (circa m 1,48) per lato. Attorno a questa protezione ne fu costruita un’altra in muratura, chiusa da una lastra di marmo con l’iscrizione “PAULO APOSTOLO MART”. Nel corso dei secoli, la Basilica è stata frequentatissima meta di pellegrinaggi. Dal 1300, primo Anno Santo, fa parte dell’itinerario giubilare per ottenere l’indulgenza e vi si celebra il rito dell’apertura della Porta Santa.

Una lunga storia di fede e devozione tra arte, cultura e vita monacale

Un complesso articolato percorso storico vede la Basilica arricchirsi nei secoli di significati (nell’ottavo secolo è Giovannipoli, piccolo stato monastico-feudale) e testimonianze d’arte. Pietro Cavallini e Arnolfo di Cambio, Benozzo Gozzoli e Antoniazzo Romano, Onorio Longhi e Carlo Maderno sono solo alcune “firme” di affreschi e decorazioni. Fin dal VIII secolo, l’abbazia adiacente è il luogo in cui vivono i monaci benedettini custodi delle lampade votive e officianti la liturgia. Una tappa storica della Basilica è stato il grande incendio distruttivo del 1823 che, provocando scalpore nel mondo, originò un’ingente flusso di denaro per la ricostruzione. Per la quale papa Leone XII il 25 gennaio 1825 scrisse l’enciclica “Ad plurimas”, invitando i vescovi ad una raccolta di offerte presso i fedeli. All’appello risposero eminenti personalità del mondo cristiano, i re di Sardegna, Francia, Due Sicilie, Paesi Bassi e altri. Lo zar Nicola I offrì i blocchi di malachite dei due altari ai lati del transetto e il viceré d’Egitto inviò le belle colonne d’alabastro. Nonostante gli studi sulle teorie del restauro fossero già avanzati, la strada intrapresa fu quella di una basilica dall’aspetto completamente diverso dal precedente.

Visitare la Basilica è l’occasione per vivere il quartiere di San Paolo

Raggiungibile facilmente con i mezzi, la Basilica è sulla via Ostiense (da cui il nome Basilica Ostiense) distante due chilometri da Porta San Paolo. Zona che fu teatro il 10 settembre del 1943 di una strenua ma purtroppo inefficace difesa di Roma dall’invasione tedesca. Nell’area esistono numerose attrazioni storiche, artistiche e culturali quali la Piramide Cestia, il museo della Centrale Montemartini, esempio di archeologia industriale, e varie architetture. Dalle case popolari in stile art noveau a edifici di stampo fascista, il tutto alternato anche a chiese di pregevole fattura. Un quartiere reso vivace dalla frequenza universitaria del terzo ateneo di Roma. Con una “movida” che si snoda tra localini di tendenza accanto a quelli più tradizionali della cucina romanesca.
Affronteremo una lunga passeggiata al Quartiere Ostiense in un prossimo articolo.

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A cura de il NETWORK | testo Andrea Franchini | foto Ezio Bocci

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