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Terracina: tra mare, archeologia, tavola e un nome misterioso

Siamo nel basso Lazio, non lontani dalla Campania di cui già avvertiamo l’influenza anche attraverso le ottime mozzarelle di bufala, e guardiamo il mare. Una bella spiaggia che rende Terracina una delle località balneari più frequentate e rilassanti del litorale laziale. E sicuramente quella con la maggior presenza di siti a carattere storico e archeologico. Bellezze storiche e architettoniche un po’ nascoste per scoprire le quali ci arrampichiamo un po’ verso la città vecchia. La conformazione urbana di Terracina, infatti, presenta due livelli: uno più basso, di epoca romana, e uno invece più alto. Dove fu collocata la necropoli e che ha testimonianze più risalenti nel tempo.

L’attenzione del visitatore salta dai monumenti ai paesaggi e dai ristorantini alle case antiche

Il Tempio di Giove la fa da padrone con la sua posizione e la sua autorevolezza. A 210 metri sul mare, domina Terracina e il più ampio orizzonte. Dedicato a Giove protettore di Anxur (antico nome di Terracina) la struttura romana è databile intorno al I secolo a.C. Nella suggestione epocale dell’antica Roma troviamo anche:

·      il Foro Emiliano, oggi Piazza del Municipio, con la pavimentazione a lastre coeva del tempio. Da ammirare anche il basolato e il marciapiede ancora integri dell’antica Via Appia;

·      il Capitolium, sempre nella piazza, costituito dai resti del tempio dell’antica triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva (anch’esso, come i due precedenti monumenti, del I secolo a.C.)

·      il Teatro romano, proseguendo sulla Via Appia, con una piccola parte rappresentata dall’ingresso riportato alla luce dai rifacimenti conseguenti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In epoca antica accoglieva fino a quattromila spettatori.

E i ristorantini citati nel titolo? Intervallati dalle case d’epoca attirano con i loro profumi di mare, sapori popolari di salse pomodoro e odori degli orti. Ricette semplici di pesce, paste ricche di frutti di mare da raccogliere con “scarpette” di pane locale fatto in casa. Anche la carne locale è degna di menzione. Le bufale mica faranno solo le mozzarelle, no?

Resta il mistero del nome, volete l’ipotesi scientifica o quella più… divertente?

Autorevoli studi scientifici farebbero derivare Terracina dal vocabolo etrusco Trachna, collegandolo al nome di Tarquinia e dei due collegati re di Roma: Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo. Racconta il celebre storico Tito Livio (59 a.C. – 17 d.C.) che il secondo avrebbe inviato dei coloni a Segni e a Circeii per presidiare i territori e le coste. Un’altra ipotesi più suggestiva, invece, parla dell’unione delle parole “terra” e “cena” (Terra-cena Ταρρακινή in greco antico). Sì, avete capito bene: sembra che un gruppo di esuli fuggiti da Sparta approdò sulle coste del Tirreno dove fondarono un villaggio in località Feronia.

Una località ai piedi del Monte Leano dove poi venne eretto un tempio dedicato alla divinità omonima. Ebbene, questi esuli mantennero usi e costumi originari tra i quali quello per noi senz’altro curioso di far cenare gli ospiti sulla terra nuda. Ma tranquilli, i localini tipici di cui sopra oggi hanno sedie di legno e paglia per farvi mettere le gambe sotto al tavolo. Buona visita di Terracina e buon appetito se amate la cucina locale.

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A cura de il NETWORK | testo Andrea Franchini | foto Ezio Bocci

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