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Nel medioevo a San Gregorio da Sassola

Facciamo un salto nell’età di mezzo a San Gregorio da Sassola, uno dei più originali paesi del Lazio. Posto sul versante occidentale dei monti Prenestini San Gregorio sorge su un “basamento” vulcanico. Altura differente dei rilievi calcarei che caratterizzano i dintorni.

Il borgo è posto infatti sulla cresta di roccia vulcanica che ha favorito la nascita di un abitato. Luogo facilmente difendibile con il possente Castello Brancaccio del X secolo. Il castello ha subito numerosi rimaneggiamenti nei secoli successivi arrivando anche ad una fase di abbandono e degrado. Finché nel XIX secolo il Duca di Ulceda, nuovo proprietario, vi si installò riportandolo agli antichi splendori. E da lì all’aspetto odierno di robusto maniero.

Il territorio di San Gregorio faceva parte di un fondo (fondo Ancesano) che Gregorio Magno (da qui il nome del paese) donò al monastero di Sant’Andrea al Celio nel 587. Successivamente alla costruzione del castello si venne a creare il borgo medievale difeso efficacemente dalla posizione inaccessibile.

I cambiamenti nel tempo e la situazione odierna

Nel tempo borgo e castello subirono svariati cambi di proprietà, conteso tra i Colonna, gli Orsini, i Barberini fino ad arrivare al Cardinale Carlo Pio di Savoia. Proprietario che, dopo la peste del 1656, diede impulso a nuovi insediamenti.

Dopo l’unità d’Italia, per distinguerlo da altri paesi con lo stesso nome, il comune prese il nome di San Gregorio da Sassola. Nella errata convinzione che coincidesse all’antica città Equa di Saxula.

Il fascino della passeggiata ci trasporta attraverso vicoli stretti e ciechi in una atmosfera sospesa nel tempo. Una situazione che offre improvvisamente scorci panoramici e luoghi caratteristici. Come la graziosa Chiesa di San Gregorio Magno o il vicolo custodito gelosamente dal pappagallo Pedro e dal suo padrone Sabatino (speleologo amatoriale e grande conoscitore del territorio). Un gentile ospite che inaspettatamente ci accoglie nel suo negozio di prodotti locali offrendoci un bicchiere di buon rosso. E illustrandoci, con la sua naturale simpatia, la propria produzione di caciotte, ricotte e salumi di assoluta qualità.

Nel territorio inoltre i possenti resti di acquedotti e ponti risalenti all’antica Roma che tratteremo in un prossimo articolo. Una visita che lascia sorpresi per le tante emozioni che suscita e che fa esprimere il desiderio di un “ritornerò”.

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A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci

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