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Il silenzio del Mausoleo di Santa Costanza

Visitiamo uno dei luoghi più affascinanti che Roma custodisce: il Mausoleo di Santa Costanza sulla Nomentana. Uno dei monumenti più importanti dell’architettura tardo-antica.

Risale agli inizi del IV secolo e fu eretto da Costantina (o Costanza) figlia del primo imperatore cristiano Costantino. Questo straordinario edificio circolare ha attraversato i secoli subendo numerose trasformazioni, da mausoleo a tempio cristiano. Successivamente è stato punto d’incontro di artisti olandesi un po’ goliardi quindi chiesa cattolica. Fino ad arrivare ad essere uno dei luoghi prediletti dai novelli sposi per celebrare il loro rito di nozze.

Alzando lo sguardo sul soffitto lo scopriamo completamente ricoperto di splendidi mosaici policromi dei primi del IV secolo. Alcuni con motivi geometrici, altri con decorazioni che rimandano al tema della vigna. Un adattamento di temi pagani alla tradizione cristiana. Al punto che il mausoleo è stato a lungo identificato come tempio di Bacco.

Un aneddoto storico poco conosciuto

Nel corso del Seicento, il mausoleo divenne ritrovo di uno stravagante gruppo di artisti olandesi e fiamminghi chiamato Bent-vogels (uccelli della banda). L’ingresso di ogni nuovo membro nella comitiva si celebrava con esuberanti libagioni in un’osteria sulla via Nomentana. Una sorta di battesimo. Dopo i bagordi i partecipanti si recavano nel “tempio di Bacco”. E davanti al sarcofago, ritenuto il sepolcro del dio, facevano un “ultimo” pomposo brindisi. Così i festeggiamenti potevano durare ancora fino a tre giorni e tre notti. Nel 1720, papa Clemente XI vietò questa usanza perché violava la sacralità del mausoleo. Ancora oggi si possono leggere i nomi di alcuni di questi allegri bontemponi, incisi in alcune nicchie.

Ma adesso vogliamo soffermarci su alcuni mosaici della volta del deambulatorio e notiamo quelli chiamati a non spazzato”  (asàrotos òikos). Uno stile che vuole mostrare i resti caduti a terra di un antico banchetto con otri, piatti spersi tra fronde e piccoli rami. E ancora: uccelli di ogni tipo, tozzi di pane, ciotole, vasi. Una moltitudine fantasiosa come fosse sparsa sul pavimento di una ipotetica trattoria.

Si tratta di un’antica idea geniale per mostrare l’abbondanza della tavola che è stata allestita ma anche il caos che diventa opera d’arte. E che precorre altri movimenti che sarebbero nati nel futuro come l’action painting di Pollock ad esempio o addirittura il jazz.

È forse questo il motivo per cui il mausoleo fu eletto a sede privilegiata dai partecipanti all’associazione Bent-vogels.

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A cura de il NETWORK | testo e foto Ezio Bocci
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